STRADE, GAS E LIBERTÀ: LA FILOSOFIA E I MIEI VIAGGI IN MOTO

“A 57 anni non vado in moto per fare il giovane. Ci vado perché è l’unico posto dove non devo spiegare niente a nessuno, se non a qualche poliziotto! Accendo, parto, e la testa si pulisce da sola. La strada non mi ringiovanisce: mi rimette in equilibrio. E finché apro il gas, so che non ho smesso di essere me.”

1. DAL “FURTO” DEL MOTORINO A 8 ANNI ALLA DROGA DEL GS

In realtà, sulla sella ci sto praticamente da sempre. Vado in moto da quando avevo 8 anni, da quando cioè rubavo di nascosto il ciclomotore a mio cugino, un Garelli Gulp, per fare i giri nel cortile sotto casa sua, oppure usavo i motorini degli amici che, proprio come me, non avevano ancora manco l’età per guidarli!

Negli anni, tuttavia, la strada l’avevo via via abbandonata. Niente viaggi, solo motocross e pista su sferraglianti superbike come Gamma 500, Gsxr 750,R6 e CBR 600. Ai miei amici l’ho sempre detto:

“Quando inizi a guardare le BMW, significa che stai diventando vecchio!”

Poi, nel 2013, la svolta. Un amico mi fa la profezia: “Guarda che se dovessi provarla, la compri”. Profezia azzeccata al 100%: vendo persino la macchina pur di portarmi a casa un BMW GS 1200 Adventure usato con 17.000 km. In dieci anni, però, ci faccio a stento altri 18.000 km.

L’odissea del maggio 2023: Traghetto prenotato e zero moto

A fine aprile 2023 decido di venderla. Per oltre un mese zero contatti, poi sabato 27 maggio arriva un ragazzo over 50… Gianluca, la vede, la prova e capisco subito il suo interesse.

Lì parte il panico: avevo già il traghetto per la Corsica prenotato per giovedì 1° giugno!

Lunedì mattina Gianluca mi conferma l’acquisto. Gli dico: “Azz, che sfiga… giovedì devo partire e adesso devo trovare un 1250 GS Adventure al volo!”. Gianluca, con una generosità pazzesca, mi fa: “Se vuoi te la pago, ma tu vai in Corsica con la mia-tua!”. Gli rispondo che è matto e che una moto la trovo di sicuro.

Da lì inizia un calvario comico tra le inserzioni:

  • Concessionari che vogliono i soldi subito ma non garantiscono la consegna per giovedì perché “a fare le cose di fretta non va bene” (ed ero pronto a saldarla tutta subito senza manco averla vista dal vivo!).
  • Venditori privati indecisi che devono prima chiedere il permesso alla moglie, al gatto e al criceto.
  • Moto inserzionate ma giá vendute da tempo “Ma che c*o le tenete inserzionate a fare?!”

Alla fine scovo un annuncio a Milano sfuggito alle ricerche perché non era stato classificato come “Adventure”. Dopo un tira e molla, vado a prenderla mercoledì 31 maggio (con 5.700 km). Bella, nuova fiammante di fatto, proprio come la volevo! Giovedì 1° giugno, raggiante, parto puntuale per la Corsica!

Una giostra da quasi 50.000 km

Portata a casa il 31 maggio 2023, oggi la moto indica quasi 50.000 km, nonostante un infortunio che mi ha tenuto fermo per ben 8 mesi. È diventata una droga, una giostra da cui non scenderesti mai.

Se il vecchio 1200 era maschio ed impegnativo da portare allegro, il 1250 GS Adventure è semplicemente impressionante:

  • Connessione cervello-gas-trazione (“Pensato, già uscito!”): Sulla vecchia c’era quel fastidioso ritardo nell’apertura del gas a centro curva dove rischiava di mancarti il supporto del motore e cadere miseramente all’interno della stessa. Questa nuova è immediata: lo dico sempre agli amici, non fai in tempo a pensarci che sei già uscito dalla curva sparato come un proiettile!
  • Freni da paura: La vecchia l’avevo modificata in ogni modo ma non frenava niente a confronto. Questa ti siede a terra in uno spazio ridottissimo. Ogni tanto mi viene la tentazione di andarci a girare al Mugello: sono convinto che sfiorerei i tempi della mia R6 Supersport!

2. I TERRENI DI CACCIA: LA CORSICA E I GRANDI RAID IN SOLITARIA

Oltre ai grandi viaggi in solitaria, c’è un appuntamento fisso e intoccabile: la Corsica annuale con gli amici. A dispetto delle dimensioni imponenti dell’Adventure e dell’asfalto stretto dell’isola, quelle stradine tortuose diventano il terreno di caccia perfetto per la moto e per la ‘faina’!

Ma è nei viaggi in solitaria che la sella diventa un luogo di meditazione e avventura pura.

🟢 VIAGGIO 1 (Agosto 2025): Sulle orme del Cammino (e del caldo) — 5.500 km per Braga

  • I numeri: 5.500 km | 11 giorni | Italia, Francia, Spagna, Portogallo
  • La rotta: Quasi zero autostrade, solo la strada più breve e possibilmente tortuosa.
  • La filosofia: Niente colazione, niente pranzo, tappe da 400-500 km, foto serali, corsa e cena con specialità locali.

Il Verdon e la solitudine

I primi due giorni li faccio nelle Gole del Verdon con due amici che poi rientrano per motivi di tempo. Proprio quel giorno e dopo pochi km in solitaria, prendo una multa in Francia (dove gli autovelox sono segnalati benissimo, ma basta una distrazione e zac!). Rimasto solo, provo un attimo di smarrimento, ma dura pochissimo: certe cose vanno intraprese da soli, anche perché non ho amici così “deficienti” da seguirmi in queste avventure!

“Mañana desayuno” e il ritmo della giornata

Le partenze avvenivano spesso al freddo pungente delle prime luci dell’alba (7-8 °C), per poi passare senza mezze misure ai 40 °C del pomeriggio, e rigorosamente a stomaco vuoto. Fare colazione in Spagna si è rivelato un’illusione: ‘Mañana, desayuno a las siete!’… Arrivi alle 6:50: nessuno. Ore 7:00: nessuno. Ore 7:20: ancora il deserto. Fankulen! Ti dici: ‘Appena trovo un posto carino mi fermo’, ma non essendo in Italia l’impresa si fa ardua… morale della favola: digiuno e via!

Segue una guidata continua dalle 7 del mattino fino alle 16:00-17:00 senza straccio di pranzo, interrotta unicamente da brevi soste per la prostata, per qualche visita o per qualche foto al volo. Giunto in hotel, il programma è serrato: sistemazione dei bagagli, a volte persino una corsetta per sgranchirmi le gambe dopo 500 km di sella, un’ora abbondante per studiare la rotta e prenotare l’hotel del giorno successivo e poi via a piedi, armato di macchina fotografica, per immortalare la città prima al tramonto e poi di notte con le sue luci.

A fine serata, rituale fisso: pieno da 30 litri al GS Adv per viaggiare senza patemi il giorno dopo.

Il jolly a San Sebastián

A San Sebastián trovo un ragazzo italiano, anche lui over 50… in solitaria fermo perché la batteria lo aveva abbandonato. Tiro fuori il jolly dalla tasca: l’avviatore portatile. Taaaaac! Ét voilà, avviamento istantaneo e motociclista tratto in salvo.

Finisterre e i 45°C

Parcheggiare la moto nell’estremo nord-ovest della Spagna per mirare l’America è stato unico, anche se con la nebbia atlantica non ho visto nulla! Ma il pensiero è andato a quei naviganti dei secoli scorsi che guardavano quell’orizzonte con il mio stesso spirito e una dose di smisurata incoscienza.

  • I mille Cammini: Incrociavo continuamente i pellegrini e i cartelli blu e gialli, sia sulla costa che a 200 km nell’interno. Ma quanti cavolo di Cammini di Santiago esistono?! (Fatto in moto, comunque, risulta meno faticoso!).
  • In fuga dagli incendi e 45°C: Al centro della Spagna ho dovuto prendere l’autostrada per schivare i devastanti incendi dell’estate ’25. Da lì in poi, caldo torrido fino a 45 °C: vestito da “palombaro” in moto pesava un pochino!
  • Il Portogallo e la svista al casello: Il passaggio al Portogallo è uno shock fantastico: dal deserto alle montagne verdeggianti, ricche d’acqua e case carinissime sparse. E per non farci mancare nulla, mi accodo per errore nella corsia Telepass (Via Verde) senza avere il dispositivo… capita! Comunque non mi é mai arrivata nessuna sanzione, grazie Portogallo!

Arrivo a Braga e il fuso orario

Poi l’arrivo alla meta sognata da sempre: Braga, una città davvero bellissima che porta il mio cognome e dove da una vita desideravo mettere le ruote… e non solo. Giungo sul posto verso le 8:00 del mattino: deserto assoluto, strade vuote, negozi ancora serrati e solo i mezzi della pulizia urbana in azione. Mi dico: ‘Poco male, me la godo tutta per me!’. Mi sparo due ore di foto spettacolari, mi fermo con calma per cappuccio e brioche in un bellissimo bar in stile Liberty ed infine do un’occhiata all’iPhone: leggo le 9:00. In realtà, basandomi sull’orologio del GS che non ha l’aggiornamento automatico e avendo completamente dimenticato la differenza di fuso orario rispetto alla Spagna, ero arrivato alle 7:00 del mattino!

Il rientro al limite

Ultimi 1.000 km di rientro percorsi con le gomme completamente finite e pure le pastiglie dei freni al limite… Ma vuoi non passare dal Col di Tenda, luogo epico e teatro storico del Rally di Sanremo?! Immaginatevi quanto io mi sia risparmiato e quanto poco mi sia divertito tra le curve nei primi 4.500 km!

🟢 VIAGGIO 2 (Agosto 2026): Il Gran Tour dei 13 Paesi Europei — 6.300 km in 17 Giorni

  • I numeri: 6.300 km | 17 giorni | 13 Paesi (Italia, Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania, Danimarca, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca).

L’illusione della “strada più breve” e il mondo dorato

Parto riproponendomi la stessa filosofia dell’anno prima: zero autostrada e rotta impostata sulla via più breve e tortuosa.

La prima tappa mi porta sul Passo dello Spluga per poi salire in Svizzera. Qui il mondo cambia radicalmente: da lì fino quasi al rientro in Italia entro in un mondo dorato. Tutti vanno piano, ti danno regolarmente la precedenza, si scansano per farti passare, nessuno suona né sta al telefono (ne avrò visti al massimo 5, e saranno stati sicuramente italici!). Mai una volta che mi sia sentito in pericolo o che abbia rischiato un incidente. A proposito di sinistri, in tutto il viaggio ho visto un solo tamponamento, e per giunta in una zona sperduta dove probabilmente erano passate soltanto quelle due vetture!

In compenso trovo una miriade di autovelox e limiti severi che da italiani non siamo certo abituati a rispettare, quasi tutti con ripresa frontale: all’estero, specie al Nord, il guidatore deve essere chiaramente identificabile. In Italia basta mandare la multa a casa; lassù vogliono vedere in faccia chi stia guidando!

Tuttavia, la mia intenzione di evitare le autostrade s’infrange già il primo giorno nel tragitto verso Ulma. Il percorso tra Svizzera e Germania sulle statali si rivela un calvario: un paesino di tre case ogni 5-6 km, con limiti che scendono repentinamente fino ai 30 km/h, spesso abbinati ad autovelox con lettura della targa posteriore. Capisco che, per rientrare nei tempi di un giro cosí articolato, debba giocoforza imboccare le autostrade da Ulma in poi. Poco male: l’autostrada si rivelerà gratuita in quasi tutti gli Stati solcati, e persino in Repubblica Ceca, dove vige la vignetta, le moto ne sono esenti!

La gestione strategica della gomma posteriore “stile F1”

Avevo anche un’altra motivazione viscerale per evitare l’autostrada: ero partito con la gomma posteriore al 70-80%. La cosa mi preoccupava a tal punto che avevo persino allertato un concessionario in Polonia affinché mi facesse trovare uno pneumatico nuovo intorno al 20 agosto. Alla fine quel cambio non lo feci: riuscii a rientrare a casa con la gomma di partenza e, modestia a parte, solo grazie alla mia perizia di guida. Anzi, per la cronaca: con quella stessa gomma dopo il rientro sono andato pure in Austria e ce l’ho montata sotto tuttora!

Niente spalancate sul dritto, ma solo aperture dolci e progressive del gas; manetta spalancata con decisione solo a moto piegata, dai 20 gradi in poi (la parte decisamente più goduriosa del viaggio!). Per risparmiare oltremodo il battistrada ho dovuto anche evitare, nei limiti del possibile, di azionare il freno posteriore: uno stillicidio per il sottoscritto che, da buon crossista, considera il freno dietro l’anima vera della guida!

Inoltre, andando verso Nord, il meteo mi ha graziato con temperature miti tra i 10 e i 20 °C (a parte i 35 °C della prima tratta in Germania). Per evitare il consumo centrale ho persino abbassato leggermente la pressione, così che lavorasse una sezione maggiore di gomma, per poi rialzarla quando, sceso oltre la Polonia, le temperature sono tornate a salire. In autostrada viaggiavo costantemente all’ombra del New Jersey o degli alberi a bordo strada; nei tratti umidi andavo a cercare le chiazze d’acqua per raffreddare la mescola, proprio come fanno i piloti di Formula 1 con le gomme intermedie quando smette di piovere!

Incredibilmente, per tutta la tratta danese, scandinava e baltica non ho preso una singola goccia d’acqua! Ho beccato soltanto cinque mezze giornate di pioggia dalla Polonia in giù.

Aneddoti e incontri da commedia lungo la rotta

In un viaggio del genere, pur essendo solo, non ti senti mai solo:

  • Turku (Finlandia): Nel parcheggio sotterraneo della città più antica della Finlandia mi passa accanto un distinto signore anziano. Guarda la targa ed esclama: “Italia, tu matto! Italia, tu matto!”. Gli sorrido e gli batto il cinque!
  • La Tana del Lupo (Polonia): Mentre mi preparo a ripartire, vedo avvicinarsi una moto guidata in modo un po’ goffo. Si parcheggia di fianco, il pilota si sfila il casco e noto con piacere che si tratta di una donna! Ha circa la mia età, è rumena, viaggia da sola con la tenda, che spesso mi dichiara di utilizzare e va con un passo tranquillo (1.600 km in 20 giorni), forse anche troppo tranquillo le dico!
  • Sui traggetti scandinavi:
    • Nel primo traghetto mi infilo nella colonna delle moto: oltre a essere l’unico italiano, sono l’unico su GS in mezzo a un gruppo di Harleysti incazzati stile Hells Angels. Penso: “Ora questi mi buttano a mare!”. Invece si rivelano persone squisite (a dimostrazione che l’abito non fa il monaco).
    • Su un altro traghetto sento un rombo tonante: è un gruppo di una ventina di moto, tutte Moto Guzzi! Chiedo dove vadano e mi raccontano di un raduno nord-europeo. Dico loro che abito a 5 km da dove vengono prodotte quelle moto. Uno di loro scherza: “You have a wrong motorbike!”. Gli rispondo in inglese: “Quella sbagliata l’avete voi: io con questa torno a Mandello, voi no!”. Risata generale, baci e abbracci.
    • In un’altra traversata mi immetto in un trio di lupi solitari: un finlandese (ingegnere navale di 65 anni), un tedesco mio coetaneo e me. Pareva proprio una di quelle barzellette d’altri tempi! Facciamo due tratte insieme con un bellissimo scambio interculturale via mare, poi ci salutiamo.
    • Passo la notte in un cottage da fiaba immerso nella foresta, a soli 100 metri dallo sbarco e dal mare che risuona sornione nell’oscurità. Silenzio tombale, buio quasi spettrale… solo io, il GS e la casetta in legno: la pace dei sensi! E al ristobar del campeggio, dove ero entrato senza grandi pretese aspettandomi la solita cena rimediata, finisco per fare una delle mangiate migliori di tutto il viaggio!
  • Kaunas (Lituania): Incontro 5 motociclisti italiani accompagnati dalle rispettive mogli. Vogliono fare il mio stesso giro al contrario e sono partiti una settimana prima di me, mentre io sto già rientrando. Gli faccio notare che forse sia il caso di puntare a qualcosa di meno impegnativo e gli lancio la battuta: “Ma come mai siete così indietro? Ah forse ho capito: io sono solo, voi avete ben cinque donne al seguito… e le avete pure sposate!”. Risata generale, abbracci e scambio numeri. (Saggiamente sono poi tornati indietro!).

Il valore dei ricordi (e la pirlata finale)

Un viaggio così è fatto anche di cultura e storia: dalle tappe fondamentali di Austerlitz (dove ho scandagliato i campi adiacenti per ricostruire la battaglia napoleonica) ai bunker della Tana del Lupo, fino ai musei navali e ai castelli. Un’orgia di emozioni.

Non è mancata la “pirlata” finale: tornato a casa, nell’archiviare le quasi 1.300 foto scattate con la mia nuova Z6 III, per un errore digitale ne ho cancellate ben 1.280! Ma poco importa: i ricordi sono impressi a fuoco nella mia memoria. Non ho bisogno di supporti fotografici né tantomeno di aver condiviso i miei viaggi sui social. L’unica cosa che conta davvero è che su quella moto ci sia stato io, e che lo sappia io.

Il rientro a casa

Ad allietare il viaggio ci si mettevano pure gli amici che da casa mi cercavano per sapere se fossi vivo. Con loro dovevo stare attento a gestire manualmente il roaming sul telefono, per evitare di agganciare le spaventose e salatissime celle russe lungo il confine baltico… oltre a dover tenere un occhio al cielo per via dei droni russi vaganti, considerata la situazione di guerra tuttora esistente da quelle parti!

Tra l’altro, una curiosità: a differenza di Italia, Germania, Svizzera e Austria dove il GS spopola, nel resto d’Europa ero praticamente l’unico a girare con la maxi-enduro bavarese. In mezzo a custom, vecchie turistiche e giapponesi, mi sentivo quasi una mosca bianca!

Tirando le somme: per assurdo, di tutti quei 6.300 km, a livello di guida pura e godimento tra le curve salvo giusto gli ultimi 200 km in Svizzera e qualche bel tratto tra Polonia e Repubblica Ceca. L’ultima mezza giornata prima del confine è stata poesia: Sankt Moritz, il Passo del Maloja, la discesa su Chiavenna e poi, non ancora sazio di chilometri (anche perché il GS è un vero divano con le ruote e non ti stanca mai!), ho voluto farmi l’ultimo tratto sulla panoramica statale del lago, rifiutando categoricamente la solita e noiosa superstrada 36!