LA TANA DEL FIX

Benvenuti nella Tana di FIX19

Se sei un appassionato con la “M” maiuscola… e possiedi un’Harley… ehmmmmm… cambia sito!

Scherzo, ovviamente. Nel mio garage sono i benvenuti tutti i bipedi che amano le due ruote, a patto che abbiano benzina nelle vene e fango (o asfalto) nel cuore.

Salve a todos el mundo, sono il vostro Freddiefix19. Vi segnalo questo sito per un motivo molto semplice: ne sono il creatore, il meccanico e il custode. Il mio nickname è un tributo a una leggenda del passato: Freddie Spencer. Nato in Louisiana e soprannominato “Fast Freddie”. Indovinate perché? Forse perché è stato capace di portarsi a casa “solo” tre allori mondiali, di cui due — nella 250 e nella 500 — nello stesso magico anno: il 1985.

Chiusa la parentesi del cuore (quello batte sempre forte per l’Ala Dorata), in questo spazio troverete pane per i vostri denti. Ho raccolto il frutto di anni di ossessione e lavoro: soluzioni e “chicche” per l’allestimento e la preparazione di moto da pista, strada, cross e motard.

E per non farci mancare nulla, c’è spazio anche per le biciclette da Downhill… sì, avete capito bene: se ha due ruote e corre veloce, qui trova casa.

Date un’occhiata, esplorate la tana e… buon divertimento!

ATTIVITA’ FAINESCHE

Cosa faccio nella Tana

Non mi limito a riparare moto: le trasformo. La mia attività spazia dall’elaborazione pura di motori a 2 e 4 tempi fino a interventi strutturali complessi, come modifiche telaistiche, evoluzioni dei forcelloni e trapianti di motori. Sono mezzi nati per correre e, sebbene meno di quanto vorrei, finiscono sempre dove contano i secondi: in pista.

L’ossessione per i “Cinquoni”

Il mio cuore batte a due tempi, specialmente se si parla dei mostri sacri del cross anni ’80. Mi sono posto un obiettivo ambizioso: riunire sotto lo stesso tetto l’intera classe regina del 1985. Oggi posso dire di avercela fatta. La mia collezione vanta tutte le “otto sorelle”: Honda CR 500, Kawasaki KX 500, KTM 500 MX, Yamaha YZ 490, Maico GM 500, Husqvarna XC 500, Suzuki RM 500 e Cagiva WMX 500.

DREMMLER FOR EVER

Da sempre mi diletto ad elaborare moto sia a livello ciclistico che a livello motoristico,ma Vi confesso che ho un certo debole per la parte pulsante di qualsiasi mezzo a motore e quando scorgo un cilnindro di un 2T oppure una testa di un 4T….mi appare di riflesso la sinuosa figura di quel piccolo attrezzo che frulla ad oltre 50mila giri minuto e resistergli è veramente dura….

CONCETTO DI RESTAURO

La Filosofia del Restauro: Il Metodo FIX19

Secondo la mia visione, restaurare un oggetto significa innanzitutto onorarne la storia. Prima di stringere la prima vite, è fondamentale avere chiaro l’obiettivo: per me, la meta è sempre la fedeltà assoluta all’originale.

Sono convinto che solo riportando ogni singolo componente allo stato esatto in cui è uscito dalla fabbrica si possa ottenere un risultato d’eccellenza, capace di accrescere il pregio e il valore dell’opera nel tempo.

L’Ossessione per il Dettaglio: La Viteria

Questo approccio mi porta a una cura che confina con la paranoia, specialmente per quanto riguarda la viteria. Sarebbe sbrigativo e semplice sostituire i vecchi bulloni da 6 mm usurati con i classici kit aftermarket che si trovano in commercio. Ma io dico di no. Armato di pazienza, trapano, carte abrasive e, quando serve, del tornio, recupero ogni singola testa di vite, ogni perno e ogni dado originale. È un lavoro immane: dopo il ripristino manuale, i pezzi vanno zincati e successivamente suddivisi per misure che spesso variano di soli 2 mm. È questa precisione millimetrica a fare la differenza tra un lavoro pulito e un restauro storico.

La Ricerca: Il Restauro comincia sulla carta

Seguire la strada della fiche originale è il percorso più impervio. Spesso la ricerca della documentazione storica, dei codici colore e dei manuali d’epoca richiede più tempo ed energia del restauro meccanico vero e proprio. Eppure, è una fase irrinunciabile: affronto ogni sfida rispettando rigorosamente le specifiche tecniche della casa madre.

Il Processo: Rigore Tecnico e Trattamenti Specialistici

Ogni restauro firmato FIX19 segue un protocollo metodico che non ammette scorciatoie:

  • Analisi e Smontaggio: Ogni componente viene smontato e riportato alla “materia prima” tramite sabbiatura controllata.
  • Rispetto Cromatico: I colori cambiano di anno in anno con sfumature quasi impercettibili. Ricercare l’esatta tonalità originale è una sfida che affronto con dedizione certosina.
  • Trattamenti Superficiali: * Zincatura per i componenti ferrosi.
    • Anodizzazione per le parti in alluminio.
    • Verniciatura a polvere per telai e piastre, garantendo una protezione superiore e una finitura eterna.
    •  

Documentazione e Memoria Storica

Il recupero delle informazioni passa attraverso i manuali d’officina originali e l’analisi meticolosa delle riviste dell’epoca. Solo incrociando questi dati possiamo garantire che ogni vite e ogni decalcomania siano esattamente dove devono essere.

Restaurare non è solo riparare: è riportare in vita un’emozione.

FREDDIEFIX19 E’….

Una Storia Scritta con l’Olio Motore

Le Origini: Un “Arcano” Meccanico

Correva il lontano 1968. Che annata, ragass… quella in cui i miei decisero di darmi i natali. La mia passione viscerale per i motori è tuttora oggetto di studio: un vero arcano, dato che in famiglia nessuno mi ha tramandato il gene. Anzi, i miei erano decisamente avversi a quel mondo “fracassone”.

Il battesimo avvenne con la “crosta”: iniziai sventrando diverse Graziella (telai dissaldati e sogni di gloria), passai per la mitica Saltafoss e arrivai, verso gli otto anni, a “fregare” regolarmente i motorini ad amici e parenti ignari.

A 13 anni, la svolta: la prima vera moto. Fu un acquisto imprudente di mia madre — mio papà purtroppo era mancato quando ne avevo solo 11 — e nulla poté fermarmi. Era un Aspes Navaho 50, già vetusto all’epoca, ma per me era LA MIA MOTO. Aveva un carburatore da 19 su base Minarelli e un piccolo vizio: lo scarico ustionava regolarmente la mia coscia destra. Fu lì che iniziò il mio amore mai sopito per il fuoristrada… e la mia collezione di fratture.

Notti Insonni e Disastri Formativi

Con le prime moto arrivarono le notti insonni a smontare e rimontare. Il mio primo esperimento di “meccanica estrema” fu sulla mia amata Vespa 50 Special. Finita l’elaborazione a notte fonda, proprio prima del primo vagito del motore, vidi un anellino sul pavimento sotto la pedivella: era il seeger dello spinotto del pistone. No comment.

Sperimentai poi la fresa (da legno!) sui travasi del cilindro in ghisa, seguendo la logica: “più largo è, meglio va”. Risultato? Una Vespa spompatissima, ma una lezione di vita imparata a suon di fresate.

L’Ascesa: Dal Cross alle 500cc

1985-1988: L’Escalation tra Fango e Asfalto

Il 1985 fu l’anno della svolta. Con i primi soldini sudati, acquistai un Valenti 80 del 1983 (motore Yamaha): una vera bomba che mi portò dritto sui campi da cross. Ma la fame di motori era insaziabile e lo stesso anno feci il grande passo stradale: acquistai, nuova fiammante, la leggendaria Honda NS 125 F. Ricordo ancora la data: 4 giugno. Non avevo nemmeno la patente, circolavo con il foglio rosa — altri tempi! — ma dovevo avere quel 125, il primo capace di abbattere il muro dei 140 km/h. La pagai la bellezza di 3.300.000 lire, rigorosamente a rate.

La gioia durò poco: nel maggio dell’anno seguente i “soliti ignoti” me la sottrassero. Ma non c’era tempo per piangere: verso fine stagione ’86 vendetti il Valenti per passare a una Honda CR 125 usata. Il primo test a Bosisio Parini si concluse con un gomito fratturato… un classico marchio di fabbrica. Dopo un annetto di battaglie nella 125, decisi di passare alla “classe regina” con una Honda CR 500 dell’86.

Tuttavia, il richiamo dell’asfalto era un’eco costante. Acquistai una Suzuki RG 250 Gamma (prima serie, cilindri paralleli): una moto fantastica, ma era solo l’antipasto.

Il vero salto di qualità avvenne nel 1988. Insieme al mio amico Maurizio, comprammo due Suzuki RG Gamma 500 nuove di pacca. Fu l’inizio di un’era. Vendetti il CR 500 per dedicarmi quasi totalmente alla velocità. Il Gamma divenne il mio laboratorio tecnico: feci realizzare dalla Asso dei pistoni forgiati su mie specifiche, montai cerchi e forcelle di un GSX-R 750 e scarichi Jolly Moto. Fu con quel mostro a due tempi che iniziai a macinare chilometri negli autodromi di tutta Italia, affinando quella sensibilità meccanica che oggi è il cuore di FIX19.

Dal Mondiale Supersport al Sogno FIX19

Nel 1998 commisi l’errore che rimpiango ancora: vendetti il Gamma per un GSX-R 750 del ’96. Ma quel periodo mi aprì le porte del professionismo: iniziai la carriera come meccanico nel Mondiale Supersport. Anni incredibili, vissuti ad alto livello, che ho deciso di chiudere solo per dedicarmi alla nascita di mia figlia Sofia.

Oggi, dopo qualche anno di “riflessione”, la grinta è la stessa di quel ragazzino sull’Aspes (anche se il mal di schiena si fa sentire di più!). Ho ripreso a girare nei crossodromi con i miei amici “farabutti” e sto lavorando al progetto di una vita: aprire la mia officina. I muri li ho già acquistati… il resto è storia in divenire.

LA TANA DEL FIX

Eremo e Officina

Benvenuti nel mio eremo, il mio luogo sacro… una zona, sia chiaro, decisamente off-limits. Qui la Tana si divide in due anime: l’Atelier, dove espongo la mia collezione di caschi e moto, e l’Area Operativa, il vero cuore pulsante dove i sogni prendono forma.

Dove i sogni diventano creature

In questa alcova le ore non si contano più. Qui ho sacrificato i pomeriggi della gioventù sul mio primo Vespino — la mia prima vittima sacrificale — e qui oggi nascono quelle che amo definire le mie “Vespone”. È il luogo dove la stravaganza si trasforma in ingegneria.

L’attrezzatura: un dogma, non un’opzione

Per me, lavorare con l’attrezzo giusto non è un vezzo, è un must. Avendo un’attività dedicata alla vendita di attrezzature per officine, ho sempre avuto un canale preferenziale, ma ammetto di essere un maniaco: se mi manca l’attrezzo specifico, lo compro al volo.

Lavorare correttamente attrezzati serve a due cose:

  1. Evitare danni spesso irreparabili.
  2. Evitare gratuiti grattacapi (o, per dirla chiaramente, inutili rotture di fava).

La mia Armeria Tecnica

Nella Tana non manca nulla per un intervento a 360° su ciclistica e motore:

  • Pressa idraulica da 15 tonnellate
  • Smontagomme pneumatico e Pedane alzamoto
  • Saldatrice a TIG e taglio al Plasma
  • Trapano a colonna e, naturalmente, il fedele Dremmler
  • La Bilancia: un pezzo temuto dalle signore, ma vitale per me.

La filosofia del peso

La riduzione maniacale del peso è il mio obiettivo primario. Il rapporto peso-potenza è tutto: ritengo inutile esasperare motoristicamente un 1000cc sportivo se poi non si cura la ciclistica. I dollari vanno spesi lì, dove il peso scende e l’efficacia sale.